Wörthersee, Schengen della MUSICA
La storica presenza dei Wiener e di Muti a Klagenfurt ispira nuove provocazioni di frontiera
Dalla dolce solarità di Vienna il cielo minaccioso di Sudovest addensava minacce cupe all'orizzonte del charter. Cadeva una pioggia contigua e violenta, ma destinata a graziare le pertinenze dell'Evento sul lago.

Atterraggio alle 17.30 all'aeroporto di Klagenfurt. Poi una rinfrescata frettolosa e subito a provare e riprovare in maniche di camicia le prime battute dell'Akademische Festouvertredi Brahms.

Ancora nessuno, tranne sparuti avamposti smarriti di una folla che verrà, sfila davanti ai grandi pannelli bianchi invasi dai ritratti fotografici di Gustav Mahler e Alban Berg, unico autentico cantore novecentesco del Melodramma. Nessuno ai tavolini imbiancati di tovaglie e di tenue luce di candela dellounge all'ingresso. Nessuno a ingombrare con la prosa dei sussurri la lunga piana degradante in trentasei file di seggiole asservite all'ascolto della Poesia.

I Wiener Philharmoniker provano e volano, lanave spaziale della musica si spande nell'aria e nel cuore mentre il bardo dell'armonia regge la bacchetta come il timone di un'ammiraglia. Riccardo Muti guida alla battaglia dell'incontro gliImpareggiabili (secondo la celebre definizione di Hans Knappersbusch), per la prima volta nella loro lunga storia sulla scena dell'erotica e meridionale Carinzia.

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La cronaca è cosa nota ai nostri lettori. La serata conclusiva del Wörthersee Classics Festival alla Fiera di Klagenfurt è stata invasa dalla travolgente superiorità dei Filarmonici viennesi, che obbedienti al programma eseguito pochi giorni addietro alMusikvereina suggello dellaWiener Festwochee subito dopo allaPhilharmonie di Berlino, sede storica e gloriosa deiBerliner, hanno suonato l'immensità paesaggistica di Brahms e poi tutta Italia:Le quattro stagioni daiVespriverdiani, laSuite sinfonica dallaTurandot di Ferruccio Busoni e leFeste romane di Ottorino Respighi.

Italiano anche l'impetrato bis: come a Berlino, Muti ha intonato ilNotturno del conterraneo partenopeo Giuseppe Martucci, pianista e maestro d'orchestra di alto lignaggio, primo a dirigere in ItaliaTristano e Isotta di Wagner e compositore amatissimo da Mahler, che alMetropolitan di New York comprese proprio questoNotturno nell'ultimo concerto (che fu tutto italiano) da direttore nella Grande Mela.

Ciò accadde prima che l'arrivismo senza deviazioni di Arturo Toscanini scalzasse dagli Stati Uniti a colpi di grammatica conservatrice la genialità liberata dall'orpello di un'ortodossia asfittica. Del resto al genio non s'addicono le regole, diceva Goethe. E fu per questa ragione che unalady assai in vista di New York gridò costernata al direttore appena terminato un concerto di creativarilettura: «Signor Mahler, queste cose non si fanno al povero Beethoven!».

Parlava all'estremo Custode della Tradizione, ma lo confuse con un eretico insostenibile. Accade che il mondo non sia sempre ciò che appare. * * *

L'allegra ed essenziale Klagenfurt nostra vicina e sorella elettiva ha allargato le ali della musica e dell'istanza di Europa delle periferie verso l'Italia, quell'Italia medesima dove l'indomani i Wiener - stavolta diretti dall'austriaco Peter Schneider - avrebbero acceso la notte di Ravenna, loro avamposto elettivo, andando a suonare la riduzione orchestrale di una grande opera: laSalomédi Richard Strauss.

A Klagenfurt il Festival dell'amniotico e abissale lago di Wörth affonda le radici nelle pagine di parole di Arthur Schnitzler, Robert Musil e Ingeborg Bachmann e nelle pagine di note di Brahms, Mahler, Wolf, Berg e Webern. La Tradizione sposa una misura del futuro condiviso e si protende al Friuli amatissimo, Friaulist Traum, il Friuli è sogno, sussurra Gabi Sager - una delle anime nobili del Festival. Friaul è concetto diffuso e stravagante, che respira un'origine geografica e politica a Tarvisio e la dissipazione oltre Trieste e Grado e Lignano, in quel mare assoluto che è l'Adriatico: acqua tragica e grande della Mitteleuropa.

Elena Denisova, virtuosa del violino che sul palco della Klagenfurt-Messe inforca un difficile concerto di Max Reger con formidabile agilità espositiva, è moscovita di Klagenfurt, sua madre adottiva e musicale. Ma all'archetto e alle sue arcane felicità questa donna coraggiosa e vitale alterna la sfida di una rifondazione gloriosa: la rinascita della Gustav Mahler Gesellschaft (Società Gustav Mahler), consorteria elettiva di vestali mahleriane per l'appunto ma anche di tutori del domani delle Muse: la Tradizione è futuro edificabile, è intuizione organizzata nel passato, è Nuovo dalle antiche radici.

LaGesellschaft custodisce come propria creatura delicata la casetta di composizione di Mahler nei boschi di Maiernigg, piccolo museo dove in giorni lontani e sempre attingibili il Genio compose cinque delle sue nove sinfonie compiute (la decima, per maledizione di Beethoven, fu troncata dall'epilogo del male). * * *

Ora laGustav Mahler Gesellschaft punta al Friuli e alle sue solarità culturali. Traguarda il mare e prefigura concerti da Euroregione. Studia contributi Interreg e tende la mano a Udine e a Trieste, dove Mahler riferì d'aver diretto un'orchestra passabile ma d'aver trovato la città abbastanza sporca e assolutamente disordinata. «Ormai qui è già tutto Italia», scrisse risoluto in una lettera dalla data non sospetta (primissimo Novecento).

Mahler in realtà amò quell'aprirsi del continente al Mediterraneo e ne seguì le tracce cercando, nella musica e nella vita, un superioreAbgesang: un Dopo. Così Musil annotò nell'Uomo senza qualità che a Trieste le file dei pubblici impiegati erano da tempo gonfie di regnicoli italiani e che ciò prefigurava la fine.

Ma nell'epilogo sensuale e indefinibile delViaggio in paradiso pennellò falesie immortali che sono di Ancona e di Duino, il sogno perduto della storia ma anche l'amore ritrovato del mito.

LeRose del Suddi Strauss cominciano nei giardini di Mirabell a Salisburgo e finiscono sul nostro litorale. A questo Friuli che vuole pensare in grande lanciamo una provocazione diretta: unMittelfest della musica classica nel segno della Tradizione e di sua figlia legittima la Modernità. Un Festival che parta da Vienna e riassuma Trieste e Venezia, Milano e Budapest, Lubiana e Udine e Gorizia, simbolo araldico della frontiera leggera. Una Schengen del pentagramma. Progetto non facile né di rapida organizzazione, ma cantiere potenzialmente straordinario. * * *

La musica parla senza le parole e spande la franca condivisione senza la tara della supponentetolleranza. Si suonò Lehàr sul ponte del Titanic, ma si suonò anche Beethoven sull'Alexanderplatz nell'89 e nella piazza della Transalpina nel 2004.

Mahler anticipò i tempi della disgregazione e della rinascita, consapevole di aver vissuto una vita di carta e di consegnare uno spartito scritto per generazioni a venire.

«Il mio tempo verrà», profetizzava fiducioso come un Colombo che traguarda l'orizzonte credendo di scoprire le premeditate Indie e non immaginando, nella ragion pratica dell'incerta navigazione e della temeraria scommessa, che la sua trinità di navi sia votata a svelare il mistero dell'altro mondo.

La musica è il senso dell'umanità, la poesia della terra e l'aspirazione al cielo. La musica è la sostanza della vita e come la vita non può esistere nel vuoto.